4 Storie di Donne in Bici: l’emancipazione su due ruote

Un omaggio di Exept per la Giornata Internazionale della Donna

4 Storie di Donne in Bici: l’emancipazione su due ruote

Un omaggio di Exept per la Giornata Internazionale della Donna
storie di donne in bici

4 storie di Donne che hanno cambiato il mondo su due ruote

Incuriosendoci un po’ sulla storia della Donna in bici, è facile scoprire quante siano le storie di Donne che, nell’arco dei secoli, hanno  utilizzato la bicicletta come strumento di emancipazione
Oggi, in occasione della Giornata Internazionale della Donna, abbiamo voluto rendere omaggio ad alcune di quelle donne che, grazie alla bici, hanno potuto affermare i propri diritti e che hanno scoperto una nuova fiducia in se stesse e nella loro capacità di affrontare la vita.
Dalla prima donna in corsa alle presidenziale USA, alle avventure di Dervla Murphy, ecco 4 storie di grandi Donne, cicliste!

Belva Lockwoood, la prima candidata presidenziale, nonché ciclista donna, di washington d.c

Storie di Donne in bici
Belva Lockwood sul suo triciclo, insieme ad altri usi di questo veicolo.
( Mensile di Frank Leslie )

Negli anni successivi alla Guerra Civile, quando si pensava che il cervello femminile non fosse adatto allo sforzo dell’esercizio mentale, Belva A. Lockwood, nata nel 1830 a New York, decise fermamente di mettersi alla prova. 

Belva fece scalpore fin da giovane, quando iniziò a lottare affinché la legislazione aprisse l’Ordine degli avvocati della Corte Suprema degli Stati Uniti alle avvocatesse qualificate. Poi, nel 1884, la Lockwood divenne addirittura la prima donna a condurre una vera e propria campagna per la presidenza degli Stati Uniti.

Belva credeva che la sua candidatura alla presidenza avrebbe aiutato le donne a ottenere il diritto di voto. “Non posso votare”, disse una volta ai giornalisti, “ma nulla nella Costituzione impedisce agli uomini di votare per me”. 

Tutto ciò, si può dire che bastasse a creare scalpore intorno a questa strana e testarda donna. Eppure, a contribuire al clamore della sua fama, fu proprio una bicicletta. Anzi, un triciclo. Nel 19° secolo, infatti, il triciclo per adulti era un mezzo assai diffuso, ma dedicato esclusivamente, indovinate un po’, agli uomini. 

Per una donna dell’epoca montare in sella era un atto decisamente sconveniente, e mostrare anche solo per sbaglio una caviglia veniva recepito come un atteggiamento del tutto indecoroso per una signora. Ma a Belva tutto ciò non importava, e quando nel 1879, fu ammessa a esercitare davanti alla Corte Suprema, diventando la prima donna a comparire in quella sede, per raggiungere l’ufficio postale e spedire la lettera con cui accettava la nomina a candidata presidenziale per il Partito Nazionale per l’Uguaglianza dei Diritti, utilizzo proprio il triciclo.

Con la sua tenacia, Belva Lockwood smosse gli animi mostrando a tutti che non solo le donne potevano andare in bici, ma che potevano addirittura diventare avvocati o, perché no, presidenti.

il giro del mondo di annie Londonderry

Nel 1854, Thomas Stevens fu il primo uomo a fare il giro del mondo in bicicletta. 
10 anni dopo, due gentiluomini di Boston decisero di scommettere, durante un più ampio dibattito che riguardava la parità dei sessi, che nessuna donna avrebbe mai potuto eguagliare l’impresa. Erano certi, infatti, che una donna non avrebbe mai saputo badare a se stessa in giro per il mondo e per tutto quel tempo in condizioni così essenziali.

Quello che i due uomini non sapevano, però, era che Annie Kopchovsky (da lì a poco nota come Annie Londonderry) di anni ventitré, avrebbe presto disatteso ogni aspettativa. 
La notizia della scommessa iniziò a girare per la città, e sui giornali si scrisse di una ricompensa di addirittura 20 mila dollari. Presto la voce giunse alla giovane Annie, che all’epoca aiutava il marito occupandosi degli spazi pubblicitari su alcuni quotidiani locali, e che in men che non si dica accettò la scommessa: l’occasione di liberarsi dal ruolo sociale in cui era costretta, era arrivata. 

Annie partì con la sua Columbia dal peso di oltre 40 kg, e 100 dollari offerti dal proprietario della Londonderry Lithia Spring Water Company in cambio di un cartello che attaccato alla bici avrebbe fatto pubblicità al marchio. 
Da allora conosciuta come Annie Londonderry, la coraggiosa avventuriera che con un solo cambio di vestiti, un revolver e una bici, partì in solitaria per girare il mondo, cambiò il suo destino intraprendendo un viaggio straordinario, un’impresa mai tentata prima da una donna. 

Da Boston attraversando il mediterraneo e poi fino in Cina e Giappone, Annie vinse la scommessa tornando a Boston, come promesso, dopo 15 mesi, e diventò presto un mito acclamato da molti ciclisti e non solo. Il viaggio di Annie fu raccontato con entusiasmo, scardinando gli stereotipi più radicati nella società dell’epoca.

La storia di Annie Kopchovsky Londonderry è diventata un grande capitolo della storia del ciclismo, oltre che l’emblema dell’incontro tra il boom della bicicletta e il cambiamento del ruolo delle donne nella società vittoriana.

storie di donne in bici
Reperto del Museo Nazionale della Storia Americana, Smithsonian Institute

cinque ragazze di New York in viaggio in bicicletta verso la capitale

“Che facciamo a Pasqua?”

Chissà che non sia venuta in mente proprio questa domanda alle 5 donne che, nel 1928, decisero di partire da New York con le loro biciclette per raggiungere la città di Washington e poi tornare indietro, il tutto in un weekend.

Secondo un articolo del quotidiano The New York Age del 14 aprile 1928, Leolya Nelson, direttrice di educazione fisica presso la 137th Street Branch della YWCA, Velma Jackson un’infermiera al Gramercy Hospital, Ethyl Miller, un’insegnante di scuola pubblica, e Marylou Jackson e Constance White, entrambe studentesse universitarie, lasciarono Manhattan alle 6 del mattino del 6 Aprile, per raggiungere la capitale di Washington D.C.

In soli tre giorni, questo intraprendente gruppo di amiche percorse ben 250 miglia (poco più di 402 chilometri). Il primo giorno  fecero 110 miglia fino a Philadelphia, per poi proseguire fino a Wilmington, nel Delaware, e la domenica di Pasqua, l’ 8 aprile, le donne guidarono per più di 10 ore fino alla destinazione: Washington D.C. 

Secondo l’articolo, le cinque amiche arrivarono a Washington verso le 21:00 e una volta arrivate visitarono siti come la Casa Bianca, il Potomac Park e il campus della Howard University, per poi tornare a New York in treno il mattino dopo con le loro biciclette. 

Oggi l’impresa di certo non sembra eroica, ma nell’America del 1928, siamo sicuri che per 5 donne di colore, un’avventura simile non fosse del tutto scontata
Ancora una volta però vinse l’intraprendenza e la voglia di avventura e di libertà, spirito che spinse 5 giovani donne a saltare in sella alla propria bici per sentirsi, semplicemente, loro stesse.

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Giornale afroamericano di Baltimora, 1928. Smithsonian Institute

Verso l'India e oltre: l'avventura di dervla murphy

Irlandese di nascita, già dall’età di 10 anni, in sella alla sua prima bicicletta, Dervla Murphy aveva capito che con le sue sole forze, grazie alla bicicletta poteva davvero essere libera, e andare letteralmente dove voleva.

«Non ho mai dimenticato il punto esatto, su una ripida collina vicino a Lismore, in cui presi questa decisione. A metà strada guardai con orgoglio le mie gambe, che spingevano lentamente i pedali, e pensai: “Se continuassi a farlo abbastanza a lungo, potrei arrivare in India”» racconta nel suo libro Wheels within Wheels.

Nel 1963 la Murphy partì per il suo primo tour in bicicletta a lunga distanza, un viaggio autosufficiente dall’Irlanda all’India.

A bordo di una Armstrong Cadet attraversò l’Europa durante uno dei peggiori inverni degli ultimi anni, e in Jugoslavia iniziò a scrivere un diario dove raccontò le sue avventure.
Una volta, per esempio, in Iran dovette usare la sua pistola per spaventare un gruppo di ladri, e anche ideare tattiche ingegnose per scappare da un tentativo di stupro in una stazione di polizia.

Certo il viaggio non fu facile, ma Dervla non si fermò mai, nemmeno quando venne ferita in Afghanistan, quando il calcio di un fucile la colpì e le ruppe tre costole.

Proprio il suo diario divenne poi il primo libro, Full Tilt: Ireland to India with a Bicycle
Dopo essere arrivata a Delhi, Dervla lavorò come volontaria aiutando i rifugiati tibetani sotto gli auspici di Save the Children e trascorse i successivi cinque mesi in un campo profughi. Poi, riprese a viaggiare verso il Tibet, di cui racconta nel suo secondo libro Tibetan Foothold, mentre al ritorno in Europa, prese parte a una campagna di raccolta fondi per Save the Children. Nel 1965 lavorò anche con un altro gruppo di rifugiati tibetani a Pokhara, in Nepal. 

Insomma, l’India fu solo la prima di tante avventure che Dervla raccontò fino al 2022, anno in cui è venuta a mancare dopo una vita spesa a raccontarsi e aiutare gli altri, incoraggiando migliaia di donne ad inseguire la propria fame di libertà e avventura. 

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Dervla Murphy Barcellona anni '50

il piccolo omaggio di exept per la giornata della donna

Con questa breve rassegna, abbiamo voluto rendere omaggio alla storia della bicicletta e a quelle donne che hanno contribuito a renderla uno dei mezzi più diffuso al mondo. 
La nostra amata bici, il veicolo che più di tutti grida libertà, è stata fedele compagna di straordinarie donne che contro ogni pronostico hanno lasciato tutti (gli uomini) a bocca aperta con le loro imprese, diventando grandi esempi di emancipazione femminile.

È certamente anche grazie a queste donne che oggi, il mondo del ciclismo è sempre più popolato da ragazze e giovani atlete che conquistano uno dopo l’altro importanti obiettivi che solo fino a qualche decade fa, erano esclusiva degli uomini. 

Nella Giornata Internazionale della Donna, questo è il piccolo omaggio da parte di Exept, con l’augurio che incredibili storie come queste si ripetano sempre, e che tutte le donne trovino sempre la forza di esprimersi al meglio con, o senza bicicletta.

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